Pubblico di seguito la sintesi dell’incontro svolto lunedì 5 marzo. Il testo contiene alcuni link.
In apertura, qualche cenno su:
• il Presidente della Commissione europea, l'Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, il Presidente del Consiglio europeo;
• L’importanza studiare le istituzioni dell’Unione, per evitare di dire sciocchezze: la Corte europea dei diritti dell’Uomo di Strasburgo NON è una istituzione comunitaria; è organo giurisdizionale del Consiglio d’Europa, il quale a sua volta NON è un organo dell’Unione (diversamente dal Consiglio dell’Unione europea e dal Consiglio europeo).
In seguito, sono state esaminate alcune delle ragioni che hanno spinto i paesi fondatori della CEE (poi UE) a dar vita a un mercato comune:
• La creazione di un mercato comune rappresentava l’obiettivo principale del “Trattato che istituisce la Comunità economica europea”, firmato a Roma il 25 marzo 1957;
• In senso economico, un mercato può essere descritto come “gruppo di acquirenti e venditori in grado di commerciare fra loro” o – in modo un po’ più preciso – come un processo caratterizzato da una pluralità di scambi di beni e/o servizi all’interno di un dato territorio, nel rispetto di determinate norme giuridiche;
• Gli elementi essenziali di un mercato sono la domanda, l’offerta, i prezzi, la moneta;
• Le curve di domanda e offerta mettono in risalto la disponibilità ad acquistare e a vendere in relazione al prezzo. Al crescere del prezzo la domanda tende a diminuire e l’offerta ad aumentare; al diminuire del prezzo la domanda tende ad aumentare e l’offerta a diminuire. A livello microeconomico, possiamo immaginare che l’intersezione fra le due curve sia il punto in cui sia chi desidera acquistare sia chi desidera vendere trovano conveniente effettuare la transazione. Chi acquista è intenzionato a pagare il prezzo più basso possibile; chi offre è intenzionato a far pagare il prezzo più alto possibile;
• Il prezzo in genere ricomprende: a) i costi a carico del produttore, b) il profitto, c) un margine di extraprofitto. I costi a carico del produttore sono in parte fissi (una quota che chi produce deve sostenere comunque per potere produrre, a prescindere da quanta merce riuscirà a vendere) e in parte variabili (una quota al variare della quantità prodotta);
• La concorrenza fra produttori ha effetti positivi sulla crescita economica, sull’efficienza del sistema economico, sull’innovazione tecnologica. Essa, in particolare, favorisce la diminuzione dei prezzi. Il fatto che più produttori offrano lo stesso bene (o beni molto simili) permette al consumatore di scegliere il bene meno costoso, o più conveniente. La quota di extraprofitto del singolo produttore tende a ridursi fino ad azzerarsi grazie alla concorrenza;
• Un mercato ben funzionante NON comporta il dominio assoluto del produttore sul consumatore, né tollera che i produttori si possano accordare per spartirsi il mercato o mantenere i prezzi artificialmente alti. Con lo Sherman Antitrust Act, approvato negli Stati Uniti nel 1890, ha avuto inizio un processo di regolamentazione degli oligopoli e dei monopoli mirato a salvaguardare il buon funzionamento del mercato tuttora in corso. Leggi volte a salvaguardare la concorrenza sono in vigore in tutti i Paesi occidentali;
• I più comuni comportamenti adottati dai produttori per sottrarsi alla concorrenza o falsarne gli esiti sono: a) le intese collusive; b) la richiesta di aiuti di Stato (finanziamento pubblico); c) la creazione di barriere all'ingresso che limitino la possibilità per nuovi produttori di entrare nel mercato e competere.
martedì 6 marzo 2012
sabato 3 marzo 2012
Quarto incontro: riassunto
Pubblico di seguito la sintesi dell’incontro svolto lunedì 27 febbraio. Il testo contiene alcuni link.
Nella prima parte dell’incontro sono state esaminate le rimanenti istituzioni dell’Unione europea:
• La Corte di giustizia dell’Unione europea;
• La Banca centrale europea;
Sono state quindi illustrate le principali fonti del diritto comunitario:
• I regolamenti;
• Le direttive;
• Le decisioni;
Sono stati inoltre precisati il rapporto fra diritto degli Stati membri e diritto comunitario, retto dal primato (o prevalenza) di quest’ultimo, ed il ruolo di estensione e rafforzamento del diritto comunitario operato dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea attraverso la sua attività interpretativa.
Nella seconda parte dell’incontro sono stati discussi i tratti salienti delle politiche dell’Unione europea.
È stato in particolare sottolineato il fatto che istituzioni differenti detengono poteri differenti a seconda delle politiche che l’Unione intraprende. Vi sono materie nelle quali le istituzioni sopranazionali possono incidere in modo più significativo nel processo decisionale, altre in cui il loro ruolo è più marginale. A disciplinare tali ambiti sono, come sempre, i Trattati.
Una prima interpretazione, risalente al trattato di Maastricht (1992), descriveva l’Unione come una struttura retta da tre pilastri, il primo dei quali – il c.d. pilastro comunitario – comprendeva politiche nella cui adozione Commissione e Parlamento europeo godevano di maggiori poteri decisionali, vigendo inoltre la giurisdizione della Corte di Giustizia. Negli altri pilastri a prevalere erano le istituzioni nazionali – ossia gli Stati membri –.
Un’altra possibile distinzione, particolarmente utile dopo che il Trattato di Lisbona (2007) ha intenso conferire alla Ue i caratteri di ordinamento unico, è quella fra diverse tipologie di politiche. Marco Brunazzo ha ad esempio suggerito di distinguere fra politiche: a) intergovernative, b) quasi-intergovernative, c) quasi-sovranazionali, d) sovranazionali, a seconda del ruolo più o meno accentuato di alcune istituzioni (con una prevalenza del Consiglio europeo in a e b, una prevalenza di Commissione, Parlamento e Corte di Giustizia in c e d).
Seguendo quest’ultima classificazione sono state rapidamente descritte quattro diverse politiche dell’Unione:
• Procedura ordinaria di revisione dei trattati (intergovernativa);
• Politica estera e di sicurezza comune (quasi-intergovernativa);
• Incentivi all’occupazione (quasi-sovranazionale);
• Politica commerciale comune (sovranazionale).
Nella prima parte dell’incontro sono state esaminate le rimanenti istituzioni dell’Unione europea:
• La Corte di giustizia dell’Unione europea;
• La Banca centrale europea;
Sono state quindi illustrate le principali fonti del diritto comunitario:
• I regolamenti;
• Le direttive;
• Le decisioni;
Sono stati inoltre precisati il rapporto fra diritto degli Stati membri e diritto comunitario, retto dal primato (o prevalenza) di quest’ultimo, ed il ruolo di estensione e rafforzamento del diritto comunitario operato dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea attraverso la sua attività interpretativa.
Nella seconda parte dell’incontro sono stati discussi i tratti salienti delle politiche dell’Unione europea.
È stato in particolare sottolineato il fatto che istituzioni differenti detengono poteri differenti a seconda delle politiche che l’Unione intraprende. Vi sono materie nelle quali le istituzioni sopranazionali possono incidere in modo più significativo nel processo decisionale, altre in cui il loro ruolo è più marginale. A disciplinare tali ambiti sono, come sempre, i Trattati.
Una prima interpretazione, risalente al trattato di Maastricht (1992), descriveva l’Unione come una struttura retta da tre pilastri, il primo dei quali – il c.d. pilastro comunitario – comprendeva politiche nella cui adozione Commissione e Parlamento europeo godevano di maggiori poteri decisionali, vigendo inoltre la giurisdizione della Corte di Giustizia. Negli altri pilastri a prevalere erano le istituzioni nazionali – ossia gli Stati membri –.
Un’altra possibile distinzione, particolarmente utile dopo che il Trattato di Lisbona (2007) ha intenso conferire alla Ue i caratteri di ordinamento unico, è quella fra diverse tipologie di politiche. Marco Brunazzo ha ad esempio suggerito di distinguere fra politiche: a) intergovernative, b) quasi-intergovernative, c) quasi-sovranazionali, d) sovranazionali, a seconda del ruolo più o meno accentuato di alcune istituzioni (con una prevalenza del Consiglio europeo in a e b, una prevalenza di Commissione, Parlamento e Corte di Giustizia in c e d).
Seguendo quest’ultima classificazione sono state rapidamente descritte quattro diverse politiche dell’Unione:
• Procedura ordinaria di revisione dei trattati (intergovernativa);
• Politica estera e di sicurezza comune (quasi-intergovernativa);
• Incentivi all’occupazione (quasi-sovranazionale);
• Politica commerciale comune (sovranazionale).
mercoledì 22 febbraio 2012
Materiali Grecia e Ue / 2
Pubblico un aggiornamento in merito alla situazione greca e al dibattito all’interno della Ue. Il post contiene alcuni link.
• Come probabilmente saprete, lunedì sera è stato raggiunto un accordo che ha scongiurato – per il momento – il default (cioè il fallimento) di Atene. Sottolineo che le decisioni in merito sono state assunte dall’Eurogruppo, che riunisce i ministri delle finanze dei Paesi che utilizzano la moneta unica. Il presidente dell’Eurogruppo è il Primo ministro lussemburghese Jean-Claude Juncker.
• Al di là delle implicazioni economiche della crisi, è interessante chiedersi quali istituzioni verranno rafforzate e quali indebolite se davvero – come sembra – la gestione della crisi comporterà un rafforzamento delle istituzioni comunitarie e un indebolimento degli Stati membri. Un possibile scenario prevede ruoli più marcati per la Commissione, per il Parlamento e per il Consiglio dell’Unione europea, con un’estensione del numero di materie su cui votare a maggioranza qualificata.
• Sulla situazione greca, segnalo due commenti, di analisti economici seri e autorevoli, che esprimono valutazioni abbastanza diverse in merito all’utilità delle misure di ‘austerità’ (che significano, semplificando al massimo, aumento delle entrate dello Stato, aumentando le tasse, e riduzione delle uscite, riducendo la spesa pubblica). Il primo articolo, di Francesco Daveri, mette in risalto i problemi di lungo periodo che affliggono l’economia greca e, pur sostenendo l’utilità delle misure di risanamento, evidenzia la necessità di accompagnarle con politiche volte a favorire la modernizzazione del Paese. Il secondo articolo, di Mario Seminerio, è più critico verso le misure caldeggiate dalla c.d. Troika (Commissione europea, Fondo Monetario Internazionale e Banca Centrale europea) e considera altamente probabile, anche nell’eventualità di un abbandono dell’Euro da parte della Grecia, il tracollo economico del Paese. Torneremo su queste problematiche nell’ultima parte del corso. Per ora è importante che familiarizziate un po' con questi temi e che siate consapevoli della diversità di approcci e tesi in merito. Non esiste consenso sul modo in cui uscire dal tunnel.
• Nel frattempo, i leader di alcuni paesi membri dell’Unione europea (fra cui Paesi che non utilizzano la moneta unica) hanno pubblicato una lettera aperta in cui propongono, come politica di rilancio dell’economia europea, un rafforzamento del mercato comune, riducendo le barriere protezionistiche esistenti a livello nazionale in numerosi settori. La lettera aperta in versione integrale (in inglese) è reperibile qui. Riparleremo di questo tema nell’incontro n. 5 del corso, quando parleremo dei benefici derivanti dall’integrazione fra mercati precedentemente protetti.
• Come probabilmente saprete, lunedì sera è stato raggiunto un accordo che ha scongiurato – per il momento – il default (cioè il fallimento) di Atene. Sottolineo che le decisioni in merito sono state assunte dall’Eurogruppo, che riunisce i ministri delle finanze dei Paesi che utilizzano la moneta unica. Il presidente dell’Eurogruppo è il Primo ministro lussemburghese Jean-Claude Juncker.
• Al di là delle implicazioni economiche della crisi, è interessante chiedersi quali istituzioni verranno rafforzate e quali indebolite se davvero – come sembra – la gestione della crisi comporterà un rafforzamento delle istituzioni comunitarie e un indebolimento degli Stati membri. Un possibile scenario prevede ruoli più marcati per la Commissione, per il Parlamento e per il Consiglio dell’Unione europea, con un’estensione del numero di materie su cui votare a maggioranza qualificata.
• Sulla situazione greca, segnalo due commenti, di analisti economici seri e autorevoli, che esprimono valutazioni abbastanza diverse in merito all’utilità delle misure di ‘austerità’ (che significano, semplificando al massimo, aumento delle entrate dello Stato, aumentando le tasse, e riduzione delle uscite, riducendo la spesa pubblica). Il primo articolo, di Francesco Daveri, mette in risalto i problemi di lungo periodo che affliggono l’economia greca e, pur sostenendo l’utilità delle misure di risanamento, evidenzia la necessità di accompagnarle con politiche volte a favorire la modernizzazione del Paese. Il secondo articolo, di Mario Seminerio, è più critico verso le misure caldeggiate dalla c.d. Troika (Commissione europea, Fondo Monetario Internazionale e Banca Centrale europea) e considera altamente probabile, anche nell’eventualità di un abbandono dell’Euro da parte della Grecia, il tracollo economico del Paese. Torneremo su queste problematiche nell’ultima parte del corso. Per ora è importante che familiarizziate un po' con questi temi e che siate consapevoli della diversità di approcci e tesi in merito. Non esiste consenso sul modo in cui uscire dal tunnel.
• Nel frattempo, i leader di alcuni paesi membri dell’Unione europea (fra cui Paesi che non utilizzano la moneta unica) hanno pubblicato una lettera aperta in cui propongono, come politica di rilancio dell’economia europea, un rafforzamento del mercato comune, riducendo le barriere protezionistiche esistenti a livello nazionale in numerosi settori. La lettera aperta in versione integrale (in inglese) è reperibile qui. Riparleremo di questo tema nell’incontro n. 5 del corso, quando parleremo dei benefici derivanti dall’integrazione fra mercati precedentemente protetti.
martedì 21 febbraio 2012
Terzo incontro: riassunto
Pubblico di seguito la sintesi dell’incontro svolto lunedì 20 febbraio. Il testo contiene alcuni link.
Nell'incontro sono stati anzitutto discussi i principi fondamentali dell’Unione europea.
• Principio di attribuzione
• Principio di coerenza (unica buona sintesi in italiano qui, alle pp. 49-50)
• Principio di leale collaborazione
• Principio di sussidiarietà
• Principio di proporzionalità
Sono state quindi esaminate alcune fra le principali istituzioni dell'Unione:
• Commissione europea
• Consiglio europeo
• Consiglio dell’Unione europea
• Parlamento europeo
E' stata anche descritta a grandi linee la procedura di codecisione, che - a partire dal Trattato di Lisbona - è divenuta la procedura legislativa ordinaria dell'Unione.
Chi fosse interessato a conoscere più a fondo la struttura dell'Ue può consultare il Trattato sull'Unione europea.
L'esposizione proseguirà nel prossimo incontro.
Nell'incontro sono stati anzitutto discussi i principi fondamentali dell’Unione europea.
• Principio di attribuzione
• Principio di coerenza (unica buona sintesi in italiano qui, alle pp. 49-50)
• Principio di leale collaborazione
• Principio di sussidiarietà
• Principio di proporzionalità
Sono state quindi esaminate alcune fra le principali istituzioni dell'Unione:
• Commissione europea
• Consiglio europeo
• Consiglio dell’Unione europea
• Parlamento europeo
E' stata anche descritta a grandi linee la procedura di codecisione, che - a partire dal Trattato di Lisbona - è divenuta la procedura legislativa ordinaria dell'Unione.
Chi fosse interessato a conoscere più a fondo la struttura dell'Ue può consultare il Trattato sull'Unione europea.
L'esposizione proseguirà nel prossimo incontro.
sabato 11 febbraio 2012
Materiali Grecia e Ue
Posto di seguito alcuni materiali interessanti sulla situazione greca e sulla Ue, a beneficio di chi volesse orientarsi un po’ meglio nella situazione corrente.
Sulle Grecia:
1) Ad Atene la situazione è turbolenta, in attesa di un importante voto del Parlamento ellenico;
2) Se il Parlamento greco approverà nuove misure di austerità, nuovi aiuti (130 miliardi euro) dovrebbero essere sbloccati in favore di Atene;
3) Nel frattempo i principali leader europei escludono la possibilità che la Grecia abbandoni la moneta unica.
Sulla Ue:
4) Il 7 febbraio scorso il Trattato di Maastricht ha compiuto vent’anni. Fu vera gloria? Giacomo Vaciago – economista dell’Università Cattolica di Milano – la pensa così.
5) A volte le crisi economiche possono essere spiegate con le favole. O almeno si può fare un tentativo!
6) Abbiamo parlato della posizione di Margaret Thatcher nei confronti dell'integrazione europea durante gli anni ’80. In settimana ho visto al cinema “The Iron Lady”, in cui il tema è soltanto sfiorato. Ho però scoperto che su Youtube è disponibile un ottimo documentario (in inglese) sulla sua esperienza di governo. Chi volesse, può trovarlo qui (seguono le altre parti nei link collegati). Sullo scontro all’interno della CEE, vedere i minuti 25:45–32:30 del video I.
Sulle Grecia:
1) Ad Atene la situazione è turbolenta, in attesa di un importante voto del Parlamento ellenico;
2) Se il Parlamento greco approverà nuove misure di austerità, nuovi aiuti (130 miliardi euro) dovrebbero essere sbloccati in favore di Atene;
3) Nel frattempo i principali leader europei escludono la possibilità che la Grecia abbandoni la moneta unica.
Sulla Ue:
4) Il 7 febbraio scorso il Trattato di Maastricht ha compiuto vent’anni. Fu vera gloria? Giacomo Vaciago – economista dell’Università Cattolica di Milano – la pensa così.
5) A volte le crisi economiche possono essere spiegate con le favole. O almeno si può fare un tentativo!
6) Abbiamo parlato della posizione di Margaret Thatcher nei confronti dell'integrazione europea durante gli anni ’80. In settimana ho visto al cinema “The Iron Lady”, in cui il tema è soltanto sfiorato. Ho però scoperto che su Youtube è disponibile un ottimo documentario (in inglese) sulla sua esperienza di governo. Chi volesse, può trovarlo qui (seguono le altre parti nei link collegati). Sullo scontro all’interno della CEE, vedere i minuti 25:45–32:30 del video I.
venerdì 27 gennaio 2012
Secondo incontro: riassunto
Pubblico di seguito la sintesi dell’incontro svolto lunedì 23 gennaio. Il testo contiene alcuni link.
• Gli anni ’70, principalmente a causa dei due shock petroliferi (1973) e (1979) – segnano la fine del lungo periodo di crescita economica successivo al 1945 in Europa. Il ritorno dell’inflazione e la crescita della disoccupazione spingono i leader dei Paesi della CEE a concentrarsi principalmente su problemi strettamente domestici. Il processo di integrazione è nel complesso caratterizzato da una fase di stallo.
• Vengono tuttavia intrapresi due ambiziosi tentativi di coordinamento delle politiche monetarie – il Serpente monetario (1972) e il Sistema monetario europeo (1979) – volti a garantire maggiore stabilità nei tassi di cambio dopo la sospensione della convertibilità del dollaro in oro. Questi tentativi possono essere considerati gli antecedenti storici dell’Euro.
• L’ascesa di Margaret Thatcher (primo ministro britannico, 1979-1990) segna la rottura di un diffuso consenso attorno a poteri e funzionamento della Comunità europea. Fra il 1979 e il 1984 Thatcher si batterà per ridurre i contributi versati dal Regno Unito alla Comunità. La sua intransigente opposizione verso qualsiasi progetto di ulteriore integrazione politica, tuttavia, porterà la Lady di Ferro a una crescente emarginazione, che culminerà nella sua sostituzione con John Mayor.
• Negli anni ’70 si verificano i primi allargamenti: Regno Unito (dopo l’uscita di scena di De Gaulle, che vi si opponeva), Irlanda e Danimarca diventano membri della CEE nel 1973; Grecia nel 1981; Spagna e Portogallo nel 1986. L’Europa diventa più “mediterranea”, spianando la strada a politiche comuni volte a colmare il divario fra paesi maggiormente industrializzati e paesi agricoli.
• Studi recenti hanno sottolineato come la prospettiva di un ingresso nella CEE abbia favorito il consolidamento della democrazia in Grecia, Spagna, Portogallo, paesi che nei primi anni ’70 erano retti da regimi autoritari;
• Dal 1979, i sostenitori dell’Europa federale riprendono la loro battaglia per rafforzare i poteri del Parlamento e diminuire il peso degli Stati. Altiero Spinelli, grazie all’omonimo Progetto, ha il merito di smuovere le acque e creare le condizioni per una revisione dei trattati.
• Sulla scena internazionale si affermano, nella prima metà degli anni Ottanta, alcune figure che avranno un ruolo determinante nel rafforzamento delle istituzioni comunitarie: Jacques Delors (presidente della Commissione europea, 1985-1995), François Mitterand (presidente francese, 1981-1995), Helmut Kohl (cancelliere tedesco, 1982-1998).
• L’atto unico europeo, firmato nel 1986, introduce il voto a maggioranza qualificata in nuovi settori e rafforza i poteri del Parlamento. La sua adozione, grazie anche all’iniziativa italiana, rivela il crescente isolamento del Regno Unito, schierato su posizioni "euroscettiche".
• Il 1989, con la caduta dei regimi comunisti ad Est, ivi compresa la Repubblica Democratica Tedesca, pone sul tavolo il problema della riunificazione tedesca. Una Germania unita rappresenta una minaccia per la pace in Europa? Forti preoccupazioni a riguardo vengono espresse dalla Francia. Dopo lunghi negoziati, si arriverà ad un ‘grande scambio’: la Francia darà il proprio benestare al processo di riunificazione, mentre la Germania accetterà che si proceda verso una moneta unica.
• Il Trattato di Maastricht (1992) rappresenta un fondamentale passo avanti verso l’unificazione politica dell’Europa. La cooperazione viene estesa alla politica estera e di sicurezza. Nasce l’Unione Europea. Viene istituita un’Unione monetaria, che diverrà effettiva entro la fine degli anni ’90.
• La politica estera e di sicurezza comune non ha, sino ad oggi, raggiunto gli obiettivi prefissati. L’interesse nazionale guida nella maggior parte dei casi l’azione degli Stati membri, creando fratture in seno all’Unione. Casi eclatanti sono state le Guerre di Jugoslavia e del Kosovo (1991-1995; 1996-1998) e l'intervento militare americano in Iraq (2003).
• L’Unione europea ha comunque svolto e tuttora svolge in vari scenari operazioni di peacebuilding.
• Fra il 1995 e il 2007 l’Europa si allarga ancora, passando da 12 a 27 Paesi membri. Ciò rende indispensabile una revisione dei Trattati, anche per snellire le procedure decisionali.
• Nel 2003 viene redatto un progetto di Costituzione europea, piuttosto ambizioso. Il trattato, sottoscritto dai Paesi membri, non viene però ratificato da Francia e Olanda che lo respingono tramite referendum (maggio / giugno 2005). Come nel caso della CED, l’opposizione al progetto costituzionale viene soprattutto dalle forze ‘estreme’ dello spettro politico: estrema sinistra ed estrema destra.
• Alcune delle novità previste dalla Costituzione vengono comunque introdotte dal Trattato di Lisbona, firmato nel 2007 ed entrato in vigore nel dicembre 2009.
• Gli anni ’70, principalmente a causa dei due shock petroliferi (1973) e (1979) – segnano la fine del lungo periodo di crescita economica successivo al 1945 in Europa. Il ritorno dell’inflazione e la crescita della disoccupazione spingono i leader dei Paesi della CEE a concentrarsi principalmente su problemi strettamente domestici. Il processo di integrazione è nel complesso caratterizzato da una fase di stallo.
• Vengono tuttavia intrapresi due ambiziosi tentativi di coordinamento delle politiche monetarie – il Serpente monetario (1972) e il Sistema monetario europeo (1979) – volti a garantire maggiore stabilità nei tassi di cambio dopo la sospensione della convertibilità del dollaro in oro. Questi tentativi possono essere considerati gli antecedenti storici dell’Euro.
• L’ascesa di Margaret Thatcher (primo ministro britannico, 1979-1990) segna la rottura di un diffuso consenso attorno a poteri e funzionamento della Comunità europea. Fra il 1979 e il 1984 Thatcher si batterà per ridurre i contributi versati dal Regno Unito alla Comunità. La sua intransigente opposizione verso qualsiasi progetto di ulteriore integrazione politica, tuttavia, porterà la Lady di Ferro a una crescente emarginazione, che culminerà nella sua sostituzione con John Mayor.
• Negli anni ’70 si verificano i primi allargamenti: Regno Unito (dopo l’uscita di scena di De Gaulle, che vi si opponeva), Irlanda e Danimarca diventano membri della CEE nel 1973; Grecia nel 1981; Spagna e Portogallo nel 1986. L’Europa diventa più “mediterranea”, spianando la strada a politiche comuni volte a colmare il divario fra paesi maggiormente industrializzati e paesi agricoli.
• Studi recenti hanno sottolineato come la prospettiva di un ingresso nella CEE abbia favorito il consolidamento della democrazia in Grecia, Spagna, Portogallo, paesi che nei primi anni ’70 erano retti da regimi autoritari;
• Dal 1979, i sostenitori dell’Europa federale riprendono la loro battaglia per rafforzare i poteri del Parlamento e diminuire il peso degli Stati. Altiero Spinelli, grazie all’omonimo Progetto, ha il merito di smuovere le acque e creare le condizioni per una revisione dei trattati.
• Sulla scena internazionale si affermano, nella prima metà degli anni Ottanta, alcune figure che avranno un ruolo determinante nel rafforzamento delle istituzioni comunitarie: Jacques Delors (presidente della Commissione europea, 1985-1995), François Mitterand (presidente francese, 1981-1995), Helmut Kohl (cancelliere tedesco, 1982-1998).
• L’atto unico europeo, firmato nel 1986, introduce il voto a maggioranza qualificata in nuovi settori e rafforza i poteri del Parlamento. La sua adozione, grazie anche all’iniziativa italiana, rivela il crescente isolamento del Regno Unito, schierato su posizioni "euroscettiche".
• Il 1989, con la caduta dei regimi comunisti ad Est, ivi compresa la Repubblica Democratica Tedesca, pone sul tavolo il problema della riunificazione tedesca. Una Germania unita rappresenta una minaccia per la pace in Europa? Forti preoccupazioni a riguardo vengono espresse dalla Francia. Dopo lunghi negoziati, si arriverà ad un ‘grande scambio’: la Francia darà il proprio benestare al processo di riunificazione, mentre la Germania accetterà che si proceda verso una moneta unica.
• Il Trattato di Maastricht (1992) rappresenta un fondamentale passo avanti verso l’unificazione politica dell’Europa. La cooperazione viene estesa alla politica estera e di sicurezza. Nasce l’Unione Europea. Viene istituita un’Unione monetaria, che diverrà effettiva entro la fine degli anni ’90.
• La politica estera e di sicurezza comune non ha, sino ad oggi, raggiunto gli obiettivi prefissati. L’interesse nazionale guida nella maggior parte dei casi l’azione degli Stati membri, creando fratture in seno all’Unione. Casi eclatanti sono state le Guerre di Jugoslavia e del Kosovo (1991-1995; 1996-1998) e l'intervento militare americano in Iraq (2003).
• L’Unione europea ha comunque svolto e tuttora svolge in vari scenari operazioni di peacebuilding.
• Fra il 1995 e il 2007 l’Europa si allarga ancora, passando da 12 a 27 Paesi membri. Ciò rende indispensabile una revisione dei Trattati, anche per snellire le procedure decisionali.
• Nel 2003 viene redatto un progetto di Costituzione europea, piuttosto ambizioso. Il trattato, sottoscritto dai Paesi membri, non viene però ratificato da Francia e Olanda che lo respingono tramite referendum (maggio / giugno 2005). Come nel caso della CED, l’opposizione al progetto costituzionale viene soprattutto dalle forze ‘estreme’ dello spettro politico: estrema sinistra ed estrema destra.
• Alcune delle novità previste dalla Costituzione vengono comunque introdotte dal Trattato di Lisbona, firmato nel 2007 ed entrato in vigore nel dicembre 2009.
giovedì 19 gennaio 2012
Primo incontro: riassunto
Pubblico di seguito, a beneficio di presenti e assenti, i punti essenziali, esposti in forma schematica, trattati nel primo incontro di “Pensare la Politica – Capire l’Unione europea”, svolto in data 16 gennaio. I punti menzionati saranno ripercorsi all’inizio del secondo incontro (23 gennaio). Il testo contiene alcuni link.
• Gli obiettivi del corso: il fine è comprendere storia, istituzioni, politiche dell’Unione europea. Una conoscenza di base è indispensabile per esprimere giudizi ponderati in merito alla Ue. Il corso non propone un approccio apologetico o denigratorio all’integrazione europea, mira invece a esaminarla in modo critico e consapevole. Informazioni carenti e approssimative sulla Ue sono spesso veicolate dai mass media. La materia è complessa, ma si tenterà di esporla in modo chiaro;
• Integrazione europea figlia del declino delle potenze europee. Decisivo il passaggio da un’Europa dominatrice del pianeta (fino al 1914) a un’Europa che subisce l’influenza di superpotenze non europee – Stati Uniti e Russia – e non è più in grado di garantire autonomamente la propria sicurezza militare (dal 1945 in poi);
• Caso emblematico: la Germania, che cessa di esistere come Stato unitario al termine della seconda guerra mondiale. Nascono la RFT (filo-occidentale) e la RDT (filo-orientale). La necessità, per gli Stati Uniti, di contenere l’espansione sovietica verso Ovest, anche attraverso il riarmo della RFT, favorisce il progetto di integrazione europea;
• Per i leader europei, l’integrazione ha due finalità primarie: a) assicurare la pace nel Continente; b) garantire un maggiore sviluppo economico;
• Il progetto di integrazione europea non rappresenta una ‘terza via’ fra capitalismo americano e pianificazione sovietica: è un progetto fortemente sostenuto dagli Stati Uniti durante gli anni ’50;
• Tappe fondamentali: CECA (1951); CED (1952-1954), che però fallisce; CEE (1957). La CEE diventerà UE dopo il Trattato di Maastricht (1992).
• Quasi tutti gli statisti europei del secondo dopoguerra guardano con favore a un’Europa maggiormente integrata economicamente e politicamente, ma non tutti la interpretano nello stesso modo: in Churchill e De Gaulle prevale, ad esempio, una visione intergovernativa (la Comunità come direttorio dei leader nazionali europei); in Monnet e Schuman una concezione comunitaria (la Comunità come insieme di istituzioni sovranazionali);
• Il primo grande conflitto in seno alla CEE è la c.d. crisi della sedia vuota.
• I primi passi del processo di integrazione europea sono favoriti dalla eccezionale crescita economica in Occidente fra il 1945 e il 1973. È la cosiddetta “età dell’oro”, o dei “trenta gloriosi”. Il clima di prosperità contribuisce notevolmente a rendere meno acute le tensioni e gli screzi fra Paesi europei in seno alla Comunità. Questo generale consenso andrà in frantumi nel corso degli anni ’70.
• Gli obiettivi del corso: il fine è comprendere storia, istituzioni, politiche dell’Unione europea. Una conoscenza di base è indispensabile per esprimere giudizi ponderati in merito alla Ue. Il corso non propone un approccio apologetico o denigratorio all’integrazione europea, mira invece a esaminarla in modo critico e consapevole. Informazioni carenti e approssimative sulla Ue sono spesso veicolate dai mass media. La materia è complessa, ma si tenterà di esporla in modo chiaro;
• Integrazione europea figlia del declino delle potenze europee. Decisivo il passaggio da un’Europa dominatrice del pianeta (fino al 1914) a un’Europa che subisce l’influenza di superpotenze non europee – Stati Uniti e Russia – e non è più in grado di garantire autonomamente la propria sicurezza militare (dal 1945 in poi);
• Caso emblematico: la Germania, che cessa di esistere come Stato unitario al termine della seconda guerra mondiale. Nascono la RFT (filo-occidentale) e la RDT (filo-orientale). La necessità, per gli Stati Uniti, di contenere l’espansione sovietica verso Ovest, anche attraverso il riarmo della RFT, favorisce il progetto di integrazione europea;
• Per i leader europei, l’integrazione ha due finalità primarie: a) assicurare la pace nel Continente; b) garantire un maggiore sviluppo economico;
• Il progetto di integrazione europea non rappresenta una ‘terza via’ fra capitalismo americano e pianificazione sovietica: è un progetto fortemente sostenuto dagli Stati Uniti durante gli anni ’50;
• Tappe fondamentali: CECA (1951); CED (1952-1954), che però fallisce; CEE (1957). La CEE diventerà UE dopo il Trattato di Maastricht (1992).
• Quasi tutti gli statisti europei del secondo dopoguerra guardano con favore a un’Europa maggiormente integrata economicamente e politicamente, ma non tutti la interpretano nello stesso modo: in Churchill e De Gaulle prevale, ad esempio, una visione intergovernativa (la Comunità come direttorio dei leader nazionali europei); in Monnet e Schuman una concezione comunitaria (la Comunità come insieme di istituzioni sovranazionali);
• Il primo grande conflitto in seno alla CEE è la c.d. crisi della sedia vuota.
• I primi passi del processo di integrazione europea sono favoriti dalla eccezionale crescita economica in Occidente fra il 1945 e il 1973. È la cosiddetta “età dell’oro”, o dei “trenta gloriosi”. Il clima di prosperità contribuisce notevolmente a rendere meno acute le tensioni e gli screzi fra Paesi europei in seno alla Comunità. Questo generale consenso andrà in frantumi nel corso degli anni ’70.
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